sabato 14 giugno 2008

Un altro colpo mortale alla giustiza ed alla ricerca della verità


l governo sul numero degli intercettati ha raccontato un sacco di frottole agli italiani. In Italia gli intercettati non sono ogni anno piu' di 20-25.000 e l'80% riguarda i reati delle associazioni mafiose che gli altri paesi, per fortuna, non hanno.
Il ministro Alfano in commissione Giustizia, nel suo primo atto ufficiale in Parlamento, ha raccontato bugie. Ha detto che un terzo delle spese per la giustizia se ne vanno per le intercettazioni, mentre e' il 2,5%; dice che gli italiani intercettati sono milioni, mentre non sono piu' di 20.000. Evidentemente era la preparazione di una campagna mediatica di delegittimazione del lavoro di giornalisti e magistrati, e che ha come ultimo obiettivo, da perseguire con questo disegno di legge, quello di garantire sempre piu' ampi spazi di impunita' in questo paese ai reati dei colletti bianchi. E anche la camorra ringrazia perche' scompaiono anche tutti i reati legati alle eco-mafie. Insomma un grave colpo allo stato di diritto in questo Paese.
Le indagini sulla clinica degli orrori sono iniziate quali semplici indagini per 'colpe mediche' ovvero 'per lesioni personali colpose', tutti reati che sono ben al di sotto del limite di 10 anni. Le imputazioni piu' gravi sono scattate solo a seguito delle intercettazioni. Questa e' la dimostrazione che in questa materia il Governo e la maggioranza si sta muovendo o con assoluta incompetenza e con assoluta malafede.
Ci stanno riprovando e il caro Berlusconi ci sta di nuovo rifregando

Rebecchi Lorenzo

venerdì 13 giugno 2008

Continuano i regali ai partiti

Come è lontano quel 7 maggio 1972, quando il Psiup guidato da Dario Valori non ottenne il quorum alle elezioni e scomparve dalla scena politica, con tanto di congresso che ne stabilì lo scioglimento: oggi i vari partiti che hanno fallito quello stesso traguardo sono vivi e vegeti, tengono le riunioni dei loro organismo politici (oggi l'Udeur e il Pdci, domani il Prc, il 22 Sinistra Democratica) guardando al futuro, anche perché hanno le casse piene di soldi elargiti dallo Stato.
Possono respirare persino quei partiti che non hanno ottenuto l'1% per accedere ai rimborsi elettorali, o quelli che non hanno nemmeno presentato il simbolo, come
Naturalmente le rate della precedente legislatura continueranno ad arrivare anche a Prc, Pdci e Verdi (Sd non si era ancora formata). Per esempio alla fine del quinquennio Prc si ritroverà nelle casse 34.931.985 euro. I rimborsi pubblici assumono così un andamento carsico: si interrano come un fiume e ne riescono in molteplici rivoli. Per esempio Silvio Berlusconi ha allargato i cordoni della borsa con i piccoli alleati che nel 2006 non hanno ottenuto l'1%. Per esempio nel solo 2007 Forza Italia ha dato 400.000 alla Mussolini, 110.000 euro ad Adriano Tilgher, 90.000 al Pri, 100.000 ai Democratici-Liberali. Ed ha anche dato un anticipo per il 2008: 700.000 euro a Sergio De Gregorio, il primo a mollare Prodi in Senato sin dal maggio 2006. E riceverà qualcosa anche Luciana Sbarbati leader del Movimento Repubblicani europei, eletta nelle liste del Pd. Per ora continua a vivere grazie ai 240.000 euro che L'Ulivo le dà sin dalle Europee del 2004, con il quale si candidò.
Lo spreco continua inarrestabile, non dimentichiamocelo.
La legislatura conclusasi con la crisi del governo Prodi, durata appena due anni, si è portata dietro l’intero finanziamento ai partiti. Insomma i rimborsi sono stati dati come se la legislatura fosse durata 5 anni. Questo grazie ad un decreto del precedente governo Berlusconi approvato dal Parlamento con il consenso generale.
Le elezioni appena fatte porteranno nelle casse dei partiti 407 milioni di euro e cioè circa 900 miliardi di vecchie lire. Lo Stato dà molto di più di quanto i partiti dichiarano di spendere per le campagne elettorali.
Specificando meglio, i partiti che hanno superato il quorum dell’1% prenderanno i seguenti rimborsi:
- PDL: 160.446.990 milioni di Euro;
- PD: 141.988.246;
- Lega Nord: 35.329.331
- UDC:24.081.774
- Di Pietro: 18.427.608;
- Sinistra Arcobaleno: 13.356.565
- La Destra( Storace): 9.629.998;
- MPA( lombardo): 4.670. 297
Come li spenderanno? Non si sa. Mancano i controlli e lo scrivono i revisori dei conti del parlamento. I Professori Angelo Cuva, Franco Fontana, Fabio Mastrangelo, Giuseppe Tinelli e il dottore Nicola Sposetti, revisori dei conti del finanziamento pubblico, ben retribuiti, scrivono che il loro lavoro è inutile perché la legge non prevede controlli nel merito.
Nonostante i controlli siano solo formali a margine di ciascun Partito che ha preso i soldi scrivono la frase: Il rendiconto non può essere considerato regolarmente redatto.
Se i revisori di un’azienda privata scrivessero la stessa cosa i responsabili di quell’azienda andrebbero in tribunale. Per i partiti non succede niente perché non sono responsabili di fronte alla legge.
L'unico partito che vuole abrogarli è proprio quello dell'Italia dei Valori.
Chissa come mai solo noi vogliamo abolirlo e vogliamo rispettare la volontà popolare espressa con il referendum sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che allora approvò con circa il 90% del consenso degli italiani.
Ditemi voi il perchè?

Rebecchi Lorenzo

I° Forum Giovani - Smontalecaste - Rimontalitalia

Care ragazze, cari ragazzi,

abbiamo raggiunto uno splendido risultato elettorale, a dimostrazione del fatto che in Italia le energie positive esistono ancora. E sono energie giovani.

Il governo di centrodestra, appena insediatosi, sta già dimostrando la sua continuità diretta con i suoi tre mandati precedenti.

Le cose cambieranno, e in modo molto più veloce di quanto si pensi. Dobbiamo fare del nostro Paese una società più giusta, più orientata alla legalità, più accessibile. Dobbiamo farlo insieme, con il vostro aiuto e con le vostre energie: per costruire un’Italia diversa ora c’è bisogno di voi.

Su mia iniziativa, sta nascendo all’interno dell’Italia dei Valori il Dipartimento Politiche Giovanili. E’ l’inizio di un percorso di coinvolgimento delle nuove generazioni sui temi dell’Italia dei Valori. Di questo settore, che spero possa diventare un grande bacino di idee e di contenuti, si occuperà il mio amico e collega Jean-Léonard Touadi da sempre impegnato con successo nelle attività legate al mondo giovanile.

Il primo appuntamento di questo percorso sarà il Forum che si terrà a Bellaria (Rimini) il 12-13 luglio prossimo, dal titolo Smontalecaste-Rimontalitalia. L’idea di fondo è quella di demolire gli ostacoli che pervadono ogni ambito del nostro Paese, per poter ricostruire una società migliore. Occorre smontare le caste sociali che impediscono l’emersione dei talenti e dei meritevoli al di là dell’estrazione sociale; smontare la casta e le baronie che soffocano l’Università; smontare la casta dei “salotti” della finanza che impediscono ai giovani talenti di emergere nel settore dell’imprenditoria; smontare la casta delle banche che non consente l’accesso al credito alle nuove generazioni; smontare la casta dell’informazione che ci priva di un sistema trasparente di accesso alle informazioni, smontare la casta e le lobby professionali che impediscono di accedere liberamente all’esercizio delle professioni; ed infine smontare la casta della politica, che non consente l’emersione di una nuova classe dirigente.

Ci accompagneranno nelle due giornate di workshop, laboratori, ma anche di festa, illustri ospiti della società civile, tra i quali Marco Travaglio, competenti nelle diverse tematiche che affronteremo.

Sarà un’occasione per incontrarci e confrontarci, e un modo per dimostrare che l’Italia dei Valori è un partito che sa mobilitare tante ragazze e tanti ragazzi.

Ai partecipanti sarà offerta, nei limiti dei posti disponibili, la possibilità di alloggiare gratuitamente in zona. Per confermare la partecipazione potrete compilare il form all’indirizzo web www.italiadeivalori.it/smontale caste. Per informazioni potete scrivere all’indirizzo smontalecaste@italiadeivalori .it o telefonare alla numero 0697848197.

L’appuntamento di luglio è un primo passo per tendere una mano alle nuove generazioni che vogliono accostarsi al mondo di IDV. Vi invito a partecipare numerosi, per dare voce e visibilità alle vostre esperienze, alle vostre competenze, alle vostre idee… In una parola, ai vostri Valori.

Un abbraccio,

Antonio Di Pietro

mercoledì 11 giugno 2008

Promozione della campagna di tesseramento dell'Italia dei Valori

Sabato 31 maggio c'è stata un'importante ma anche un'interessantissima riunione a Torino del direttivo regionale allargato a tutti gli eletti ed ai dirigenti locali.
Il tema che si è trattato riguarda la promozione della campagna dei tesseramenti dell'Italia dei Valori che Di Pietro vuole fare in tutte le regioni.
L'inizitiva partirebbe in Piemonte il 30 di giugno e terminerebbe il 30 di settembre.
Lo scopo di questo progetto è quello di dare un'impronta sul territorio e di attribuire un momento di visibilità al partito.
Programmeremo dei manifesti politici sul territorio per dare maggior risalto. Di questo se ne occuperà il direttivo provinciale.
Inoltre un altro importantissimo obiettivo è quello di rafforzare la base di questo grande partito che mai come in questo momento è tra le poche forze politiche che contano al Parlamento di Roma e che ha i programmi e gli argomenti per risolvere i tanti problemi del Paese. Mi permetto di dire che ha anche una classe dirigente di tutto rispetto perchè è altamente qualificata e rappresenta degnamente ed equamente la società civile, ma soprattutto non ha mai avuto problemi con la giustizia.
Chiunque voglia dare il proprio contributo al nostro movimento per sostenere le battaglie per la legalità e per il rilancio della questione morale, per cui vuole aderire al tesseramento, io sono disponibile a dare una mano in tal senso.
Chiamatemi al n. 347/0900421 o speditemi una e-mail se volete iscrivervi al partito.
E' arrivata l'ora di uscire allo scorperto per lasciare il segno a coloro che vogliono rovinare il futuro del paese e dei nostri giovani.

Rebecchi Lorenzo

martedì 10 giugno 2008

Intercettazioni : anche la FIEG contro le sanzioni a chi pubblica

"Limitare le intercettazioni alle indagini relative a reati di terrorismo e criminalità organizzata non mi sembra affatto una buona idea". Così il Presidente della Federazione Italiana Edtori Giornali, Boris Biancheri, secondo cui "Un sequestro di persona o la corruzione di un pubblico ufficiale che non hanno connessioni con mafia o camorra non sono meno gravi per questo".

"Quel che è necessario - a giudizio di Biancheri - è che le intercettazioni siano disposte solo in caso di assoluta necessità e che venga tutelato rigorosamente il segreto istruttorio. Si parla di punire il giornalista che scrive una notizia o l’editore che la pubblica: ma va punito in primo luogo chi, violando il dovere di mantenere il segreto sul contenuto di una intercettazione, l’ha comunicata o lasciata trapelare all’esterno".

Fra gli addetti ai lavori, assoluta contrarieta' all'idea di punire i giornalisti con cinque anni di carcere per la pubblicazione delle intercettazioni era gia' stata espressa dal presidente dell'Unione Italia Cronisti, Guido Columba, dal presidente della Federazione Italiana della Stampa Roberto Natale e dal segretario della Fnsi, Franco Siddi, i quali tutti invocano il diritto-dovere di cronaca.

Come annunciato dal premier Silvio Berlusconi, il Consiglio dei Ministri intende introdurre "il divieto assoluto di intercettazione telefonica, con esclusione per indagini che riguardano la criminalita' organizzata, la mafia, la 'ndrangheta, la camorra o il terrorismo. Per tutti gli altri reati cinque anni di carcere a chi ordinerà queste intercettazioni, cinque anni di carcere a chi le eseguirà e cinque anni di carcere a chi le propalerà, e una penalizzazione finanziaria importante per gli editori che le pubblicheranno".

Come stabilito da una sentenza la Corte dei diritti dell'uomo - i giornalisti hanno il diritto di pubblicare i contenuti delle intercettazioni di cui vengono a conoscenza, e le esigenze di privacy delle persone coinvolte, soprattutto se politici o altre figure di rilevanza nazionale, passano in secondo piano. Anche una delibera del Consiglio d'Europa ha stabilito che per i politici ed altri amministratori pubblici la privacy passa in secondo piano rispetto al diritto dei cittadini-elettori di essere informati.

Rebecchi Lorenzo

martedì 30 ottobre 2007

Parlamento Europeo mette al bando le bombe a grappolo

Il Parlamento UE chiede la rapida messa al bando mondiale dell'uso, della produzione, del traffico e dello stoccaggio di armi a grappolo e chiede che - in attesa dell'entrata in vigore di un trattato internazionale - negli Stati UE siano vietati la produzione, l'uso, lo stoccaggio e l'esportazione di questo tipo di ordigni e forniscano assistenza ai programmi di bonifica.
Le "cluster bomb" sono bombe a grappolo che hanno varie cariche esplosive che prima di cadere al suolo esplodono con effetti nell'arco di vari chilometri e contengono centinaia di bombe piu' piccole che a volte si depositano al suolo, diventando un pericolo per chi le calpesti inavvertitamente. Circa il 20% degli ordigni resta inesploso, ma rispetto alle mine essi sono piu' pericolosi, in quanto hanno un raggio d'azione di 150 metri, quindi uccidono chi le calpesta e uccidono o feriscono anche chi si trovi nel loro raggio d'azione.
A livello internazionale, 49 Stati, alcune agenzie delle Nazioni Unite, il comitato internazionale della Croce rossa, la Coalizione contro le armi a grappolo ed altre organizzazioni umanitarie di rilevanza mondiale, riunitisi a Oslo il 22 e 23 febbraio 2007, hanno raggiunto un accordo sulla Convenzione contro le Cluster Bomb promossa dal governo norvegese.
La risoluzione "Verso un trattato internazionale per la messa al bando delle munizioni a grappolo" del parlamento UE - approvata a maggioranza la scorsa settimana - evidenzia il suo sostegno al processo di Oslo e chiede di rafforzare il diritto umanitario internazionale applicabile alle armi a grappolo.
A tal fine il Consiglio UE e' invitato ad agire di conseguenza anche in seno alla Convenzione ONU sulla proibizione o la limitazione di alcune armi convenzionali. Secondo i deputati europei, peraltro, una normativa internazionale efficace sulla questione dovrebbe prevedere l'obbligo di distruggere entro tempi brevi le munizioni a grappolo gia' immagazzinate, di recintare e bonificare le aree contaminate e di assistere le vittime.
In base alla risoluzione, poi, gli eserciti degli Stati europei non dovranno usare armi a grappolo e affini, mentre i Paesi membri UE che hanno utilizzato munizioni a grappolo e simili debbono assumersi la responsabilita' della successiva bonifica, rendendo note alle popolazioni locali ed agli operatori umanitari le zone contaminate.
Infine, la Commissione UE viene invitata ad incrementare urgentemente l'assistenza finanziaria a favore delle popolazioni e delle persone colpite da cluster bomb inesplose.

Rebecchi Lorenzo

domenica 7 ottobre 2007

La questione birmana

Le notizie che da due giorni giungono dalla città di Rangoon non posso esimere l’Italia dei Valori e l’intero Paese dal lanciare un messaggio forte, sia nel consesso internazionale dell’Onu, sia in quello di Bruxelles.
Oggi più che mai, l’Unione Europea deve far sentire la sua voce perché lo sviluppo della democrazia e dei principi liberali non può passare solo attraverso trattati internazionali e scambi commerciali, men che meno attraverso quell’errore già commesso in passato dall’amministrazione statunitense di considerare i principi di libertà e democrazia come un qualsiasi prodotto esportabile.
Oggi, davanti a quei morti, davanti alle decine di migliaia di manifestanti caricati dalle forze armate birmane, di fronte ai duecento o più arrestati e, soprattutto, dinnanzi alla forza di questo popolo che in questi giorni chiede pacificamente il ritorno ad uno stato di diritto, non possiamo e non vogliamo voltare la testa.
Hanno manifestato, percorrendo le strade del Paese, soffermandosi di fronte all’abitazione nella quale, da cinque anni, il premio nobel (1991) Aung San Suu Kyi (leggi A’n-San-Su-Ci) è agli arresti domiciliari per il solo fatto di essere diventato, con il suo impegno a favore della libertà e dei diritti umani, il simbolo dell’opposizione democratica, quella che vinse le libere e regolari elezioni del 1990, la medesima forza politica che avrebbe potuto aiutare il paese ad uscire dalla condizione di povertà e sudditanza internazionale.
Sì, sudditanza, perché dietro la giunta militare birmana c’è ben altro che la nota crudeltà e la cupidigia di potere dei generali, i quali attraverso un colpo di stato trasformarono il paese in un regime autoritario, dopo le elezioni del ’90. Dietro i generali, infatti, si nascondo gli interessi delle superpotenze vicine, della Cina come dell’India. Di colossi finanziari e commerciali con i quali l’Europa mantiene tanto ottimi rapporti economici quanto pessimi rapporti sociali. Perché allora non porre a queste nazioni il medesimo trattamento che si pone nei confronti dei paesi che aspirano a diventare membri dell’Ue? Perché non punire, attraverso limiti nei flussi import-export, i nostri partner economici, qualora il benessere che insieme aiutiamo a sviluppare non divenga comune e condiviso a tutti i loro cittadini? Perché non porre la questione dei diritti umani anche nei negoziati commerciali?
Dicevo, due colossi asiatici che hanno sostenuto e sostengono, più o meno apertamente, la giunta militare di Naypyidaw (la capitale). L’India con un diplomatico e gattopardiano no comment, la Cina con un voto contrario nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Al pari di questi poi, il comportamento speculare di Putin che insieme a Pechino ha negato l’inasprimento delle sanzioni per evitare che un discorso simile a quello indirizzato oggi alla giunta birmana possa un domani essere rivolto contro la stessa Mosca sulla questione cecena, come su quella georgiana. E allora, perché non riavviare il processo di riforma del Consiglio di Sicurezza Onu? Perché affrontare le problematiche che il nuovo assetto internazionale ci pone con una squadra costituita su principi e logiche vecchie di sessant’anni?
Senza dimenticare la Total francese che ha stretto forti accordi con la giunta militare per sfruttamento delle risorse minerarie del paese.
Certo, non possiamo non salutare favorevolmente, seppur ancora troppo poco rilevante nella sua portata, la notizia sull’apertura di Pechino nei confronti della situazioni di crisi birmana. Pare infatti che anche il governo cinese abbia rivolto un messaggio di monito a quello del Myanmar, esortandolo a moderare le reazioni contro i manifestanti.
Altresì, la notizia giunta nella mattinata di una presa di posizione netta e, speriamo, definitiva da parte di Bruxelles tesa ad un rafforzamento delle sanzioni economiche nei confronti di Myanmar, trova la nostra piena soddisfazione, ma non possiamo non sentire ancora pesanti le parole che oggi accampano sulle pagine del Corriere della Sera, a firma Bill Emmott, un esperto analista di affari internazionali, che ritiene che i commenti degli “estranei non faranno una grande differenza” sulla vita e sul futuro dei birmani. Forse Emmott avrà ragione, ma proprio per questo, oggi è necessario dimostrare quanto certe ipotesi possano risultare errate. Chiediamo un impegno chiaro e distintivo delle Nazioni Unite, chiediamo un intervento forte e mirato, che non prenda in considerazione lo scellerato uso della forza armata ma che usi adeguati strumenti sanzionatori, da quelli economici a quelli finanziari e commerciali, che non colpisca la popolazione già vessata da circa vent’anni di dittatura, come spesso accade, ma che punti a destituire la giunta militare attraverso una diplomazia accorta ma veloce ed efficiente.

Rebecchi Lorenzo